Dalle toghe alle sanzioni disciplinari: verità, mezze verità e limiti di una riforma raccontata troppo spesso per slogan.
In un dibattito pubblico fatto di slogan, semplificazioni e tifoserie, ho deciso di fare una cosa semplice ma sempre più rara: leggere.
Non i commenti, non i talk show, non i post indignati sui social, ma il testo della riforma, la Costituzione, i dati ufficiali, la Gazzetta Ufficiale, i rapporti del Consiglio d'Europa e gli articoli della Costituzione.
Perché votare, o anche solo farsi un’opinione, dovrebbe essere un atto consapevole, non una scelta di campo. E quando si mettono da parte le bandiere, quello che emerge non è una verità comoda, ma qualcosa di molto più utile: una realtà fatta di luci, ombre e contraddizioni.
Non mi interessa chi ha votato sì, o chi ha votato no, o se alla fine uno ha scelto proprio di non andare a votare: nessuna delle soluzioni è la cura ad un male. Ci sono pro e contro per ognuna e chiunque voglia farti credere che da una parte c'è un buono e dall'altra c'è un cattivo sta semplicemente facendo propaganda e vuole manipolarti.
Quindi a bocce ferme, con la votazione conclusa, cerchiamo di ragionare un po' seriamente.
Problema 1:
"La magistratura è di sinistra e i giudici comunisti condizionano il paese" - VERO e FALSO.
La corrente più votata alle ultime elezioni interne è quella conservatrice. Le famose "toghe rosse" prendono l'8%, ma ci sono gli accordi tra magistrati non iscritti alle correnti che possono ribaltare le proporzioni presistenti.
Problema 2:
"Le correnti sono un problema: c'è troppa politica nella magistratura e avvelena la qualità dei giudici" - VERO
È un problema bello grosso. Le nomine dei capi dei tribunali sono spesso decise a pacchetti tra amici (vedi il caso Palamara). Non va avanti il più bravo, ma il più allineato a una corrente. È un sistema di potere che a volte può comunque prescindere da destra o sinistra.
Problema 3:
"La riforma risolve il problema delle correnti" - IN PARTE
I magistrati che entrano nel CSM vengono eletti dai colleghi e per farsi eleggere serve l'appoggio di una corrente. È così che funziona il gioco.
Se fosse passata la riforma sarebbero invece stati sorteggiati. Un magistrato sorteggiato non deve favori a nessuno e su questo la riforma avrebbe migliorato le cose.
Il problema però è tutto il resto che la riforma non avrebbe deciso. Quindi questi magistrati sorteggiati quanta esperienza devono avere? Un anno? Dieci? Trenta? La riforma non lo dice, rimandando la palla al Parlamento con lo strumento di una legge normale.
E poi, accanto ai magistrati, ci sono i membri scelti dal Parlamento, i cosiddetti membri laici, e per sceglierli serve un accordo largo tra maggioranza e opposizione, ma come? Anche questo lo avrebbe deciso il Parlamento con una legge normale.
Proprio qui sta il punto: una legge normale non è la Costituzione. La Costituzione per cambiarla servono anni, quattro votazioni in Parlamento e potenzialmente un referendum, mentre na legge normale la cambi in un pomeriggio con la maggioranza di qualsiasi governo, di qualsiasi colore. Cioè quello che oggi il Parlamento scrive in un modo, domani un altro Parlamento lo riscrive come gli pare, senza chiedere a nessuno. In una parola instabilità, la stessa a cui ci avevano abituato i governi passati, che duravano come un gatto in tangenziale. Il tutto in organo che decide le carriere di tutti i magistrati d'Italia.
Problema 4:
"I PM finiranno sotto il controllo del governo" - FALSO
Il PM ha l'obbligo di indagare quando c'è un reato. Questo obbligo è scritto nella Costituzione e la riforma non lo toccava. Il Ministro della Giustizia non avrebbe ricevuto nessun potere nuovo sui PM. Chi vi racconta il contrario vi sta mentendo.
Problema 5:
"L'Alta Corte Disciplinare è un miglioramento" - SÌ E NO
Se un magistrato sbaglia viene giudicato dallo stesso organo che gestisce la sua carriera, cioè è come se il tuo capo fosse anche il tuo giudice. Domani sarebbero state persone diverse e questo sarebbe stato un miglioramento vero.
Ma l'Alta Corte è composta da 15 persone che giudicano tutti i magistrati d'Italia e non giudicano tutti insieme, piuttosto si dividono in gruppi più piccoli. Quindi la domanda sorge spontanea: quante persone in ogni gruppo? La Costituzione non lo dice. L'unico vincolo scritto: almeno un magistrato per gruppo. Uno. Tutto il resto lo avrebbe deciso una legge normale, di quelle che si cambiano in un pomeriggio.
Problema 6:
"I magistrati non pagano mai quando sbagliano" - E QUESTA RIFORMA NON LO AVREBBE RISOLTO
La sanzione più comune si chiama censura. In pratica ti dicono "hai sbagliato" e finisce lì, quindi non perdi soldi, non vieni sospeso e dopo cinque anni la cancelli come se non fosse mai esistita. Le sanzioni che cambiano davvero la vita a un magistrato, come la rimozione o la sospensione, sono state 17 in tre anni su 9.600 magistrati, di cui le ultime due appena una settimana prima del referendum. un po' strano, no? Secondo i dati del Consiglio d'Europa l'Italia sanziona i suoi magistrati meno della media europea.
La riforma avrebbe cambiato chi giudica i magistrati, ma le sanzioni sarebbero rimaste identiche. Se pensate che questa riforma avrebbe reso i magistrati più responsabili vi sbagliate. Le punizioni restano le stesse di prima, nessuno ha toccato quel pezzo.
Problema 7:
"Ma allora alla fine è meglio il Sì o il No?"
Questa è la domanda che mi sono fatto dopo aver letto tutto. Io ho scelto, ma ovviamente non lo dico, perché sarebbe l'ennesimo tentativo di manipolazione, anche se in previsione futura, visto che ormai il referendum c'è già stato. Credo che la democrazia ha senso solo quando viene difesa con il diritto di voto ed il diritto di voto è vero solo quando è libero da ogni propaganda e condizionamento.
Alla fine, il punto non è chi ha votato sì o chi ha votato no, il punto è quanto siamo disposti a farci raccontare la realtà da qualcun altro. Perché la propaganda funziona così: semplifica, divide, convince e soprattutto evita che tu verifichi.
Non i commenti, non i talk show, non i post indignati sui social, ma il testo della riforma, la Costituzione, i dati ufficiali, la Gazzetta Ufficiale, i rapporti del Consiglio d'Europa e gli articoli della Costituzione.
Perché votare, o anche solo farsi un’opinione, dovrebbe essere un atto consapevole, non una scelta di campo. E quando si mettono da parte le bandiere, quello che emerge non è una verità comoda, ma qualcosa di molto più utile: una realtà fatta di luci, ombre e contraddizioni.
Non mi interessa chi ha votato sì, o chi ha votato no, o se alla fine uno ha scelto proprio di non andare a votare: nessuna delle soluzioni è la cura ad un male. Ci sono pro e contro per ognuna e chiunque voglia farti credere che da una parte c'è un buono e dall'altra c'è un cattivo sta semplicemente facendo propaganda e vuole manipolarti.
Quindi a bocce ferme, con la votazione conclusa, cerchiamo di ragionare un po' seriamente.
Problema 1:
"La magistratura è di sinistra e i giudici comunisti condizionano il paese" - VERO e FALSO.
La corrente più votata alle ultime elezioni interne è quella conservatrice. Le famose "toghe rosse" prendono l'8%, ma ci sono gli accordi tra magistrati non iscritti alle correnti che possono ribaltare le proporzioni presistenti.
Problema 2:
"Le correnti sono un problema: c'è troppa politica nella magistratura e avvelena la qualità dei giudici" - VERO
È un problema bello grosso. Le nomine dei capi dei tribunali sono spesso decise a pacchetti tra amici (vedi il caso Palamara). Non va avanti il più bravo, ma il più allineato a una corrente. È un sistema di potere che a volte può comunque prescindere da destra o sinistra.
Problema 3:
"La riforma risolve il problema delle correnti" - IN PARTE
I magistrati che entrano nel CSM vengono eletti dai colleghi e per farsi eleggere serve l'appoggio di una corrente. È così che funziona il gioco.
Se fosse passata la riforma sarebbero invece stati sorteggiati. Un magistrato sorteggiato non deve favori a nessuno e su questo la riforma avrebbe migliorato le cose.
Il problema però è tutto il resto che la riforma non avrebbe deciso. Quindi questi magistrati sorteggiati quanta esperienza devono avere? Un anno? Dieci? Trenta? La riforma non lo dice, rimandando la palla al Parlamento con lo strumento di una legge normale.
E poi, accanto ai magistrati, ci sono i membri scelti dal Parlamento, i cosiddetti membri laici, e per sceglierli serve un accordo largo tra maggioranza e opposizione, ma come? Anche questo lo avrebbe deciso il Parlamento con una legge normale.
Proprio qui sta il punto: una legge normale non è la Costituzione. La Costituzione per cambiarla servono anni, quattro votazioni in Parlamento e potenzialmente un referendum, mentre na legge normale la cambi in un pomeriggio con la maggioranza di qualsiasi governo, di qualsiasi colore. Cioè quello che oggi il Parlamento scrive in un modo, domani un altro Parlamento lo riscrive come gli pare, senza chiedere a nessuno. In una parola instabilità, la stessa a cui ci avevano abituato i governi passati, che duravano come un gatto in tangenziale. Il tutto in organo che decide le carriere di tutti i magistrati d'Italia.
Problema 4:
"I PM finiranno sotto il controllo del governo" - FALSO
Il PM ha l'obbligo di indagare quando c'è un reato. Questo obbligo è scritto nella Costituzione e la riforma non lo toccava. Il Ministro della Giustizia non avrebbe ricevuto nessun potere nuovo sui PM. Chi vi racconta il contrario vi sta mentendo.
Problema 5:
"L'Alta Corte Disciplinare è un miglioramento" - SÌ E NO
Se un magistrato sbaglia viene giudicato dallo stesso organo che gestisce la sua carriera, cioè è come se il tuo capo fosse anche il tuo giudice. Domani sarebbero state persone diverse e questo sarebbe stato un miglioramento vero.
Ma l'Alta Corte è composta da 15 persone che giudicano tutti i magistrati d'Italia e non giudicano tutti insieme, piuttosto si dividono in gruppi più piccoli. Quindi la domanda sorge spontanea: quante persone in ogni gruppo? La Costituzione non lo dice. L'unico vincolo scritto: almeno un magistrato per gruppo. Uno. Tutto il resto lo avrebbe deciso una legge normale, di quelle che si cambiano in un pomeriggio.
Problema 6:
"I magistrati non pagano mai quando sbagliano" - E QUESTA RIFORMA NON LO AVREBBE RISOLTO
La sanzione più comune si chiama censura. In pratica ti dicono "hai sbagliato" e finisce lì, quindi non perdi soldi, non vieni sospeso e dopo cinque anni la cancelli come se non fosse mai esistita. Le sanzioni che cambiano davvero la vita a un magistrato, come la rimozione o la sospensione, sono state 17 in tre anni su 9.600 magistrati, di cui le ultime due appena una settimana prima del referendum. un po' strano, no? Secondo i dati del Consiglio d'Europa l'Italia sanziona i suoi magistrati meno della media europea.
La riforma avrebbe cambiato chi giudica i magistrati, ma le sanzioni sarebbero rimaste identiche. Se pensate che questa riforma avrebbe reso i magistrati più responsabili vi sbagliate. Le punizioni restano le stesse di prima, nessuno ha toccato quel pezzo.
Problema 7:
"Ma allora alla fine è meglio il Sì o il No?"
Questa è la domanda che mi sono fatto dopo aver letto tutto. Io ho scelto, ma ovviamente non lo dico, perché sarebbe l'ennesimo tentativo di manipolazione, anche se in previsione futura, visto che ormai il referendum c'è già stato. Credo che la democrazia ha senso solo quando viene difesa con il diritto di voto ed il diritto di voto è vero solo quando è libero da ogni propaganda e condizionamento.
Alla fine, il punto non è chi ha votato sì o chi ha votato no, il punto è quanto siamo disposti a farci raccontare la realtà da qualcun altro. Perché la propaganda funziona così: semplifica, divide, convince e soprattutto evita che tu verifichi.
Studiare richiede tempo. Tifare no.
Ed è proprio per questo che la prima è pericolosa, mentre la seconda è comoda.
Ed è proprio per questo che la prima è pericolosa, mentre la seconda è comoda.
Buona libertà a tutti.
Il Presidente
Gianni Massai

